La recente Ordinanza n. 16084/2025 della Corte di Cassazione ha posto ben in evidenza il tema centrale e prioritario della valutazione dei percorsi in Spazio Neutro nelle situazioni di violenza domestica.
Nella fattispecie, ha cassato la sentenza della Corte d’Appello di Messina per avere disposto la revoca dello Spazio Neutro senza un’adeguata valutazione dell’interesse del minore, già vittima accertata di violenza assistita.
La decisione impugnata è stata ritenuta in contrasto con i principi espressi dall’art. 337-ter c.c., dall’art. 31 della Convenzione di Istanbul e dalla giurisprudenza della Corte EDU, che impongono un esame approfondito del contesto familiare e delle situazioni di violenza domestica.
La Cassazione ha ribadito che il diritto alla bigenitorialità non è assoluto e può essere limitato qualora ciò sia necessario per tutelare il benessere e la sicurezza del minore.
Il giudice di merito deve, dunque, valutare non solo gli esiti dei singoli incontri tra il genitore (condannato per violenza in famiglia) e il figlio, ma l’intero quadro relazionale, e mantenere il coinvolgimento attivo dei Servizi Sociali quando la relazione genitoriale è gravemente compromessa.
La valutazione degli incontri in Spazio Neutro non può ridursi a una mera osservazione burocratica della frequenza o della puntualità del genitore, ma richiede un’analisi multidimensionale e rigorosa.
In contesti di violenza domestica, la sfida per gli operatori è duplice: da un lato, monitorare la capacità del genitore maltrattante di riconoscere il danno arrecato al minore (superando la negazione o la minimizzazione del fenomeno); dall’altro, osservare le reazioni emotive del bambino, spesso segnate da iperattivazione o da un ritiro difensivo tipico della violenza assistita.
Gli strumenti di valutazione devono quindi evolversi verso protocolli scientifici che integrino griglie di osservazione strutturate, colloqui e il costante raccordo con i Servizi Sociali. Non basta verificare se l’incontro sia “andato bene” in termini di assenza di pregiudizi visibili; occorre indagare se quel tempo protetto sia funzionale alla riparazione del legame o se, al contrario, rappresenti una fonte di stress post-traumatico per il minore.
Interrogarsi sui criteri di valutazione significa, in ultima istanza, definire il confine tra il diritto alla bigenitorialità e il preminente diritto alla salute psicofisica del bambino, garantendo che lo Spazio Neutro sia un luogo di reale tutela e non una zona grigia di rischio.


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