Il delicato equilibrio tra il diritto del minore a mantenere un rapporto significativo con entrambi i genitori e la necessità assoluta di garantirne la sicurezza psicofisica è, da sempre, uno dei nodi più complessi e dibattuti nel diritto di famiglia. Questa complessità si amplifica nei contesti caratterizzati da violenza domestica.
Una risposta giurisprudenziale rilevante arriva dalla recente ordinanza della Corte di Cassazione (Sez. I Civile, 14 febbraio 2026, n. 3290), che offre spunti di riflessione sul ruolo del dispositivo degli incontri protetti e sui limiti del principio di bigenitorialità.
Il caso e l’orientamento della Suprema Corte
La vicenda trae origine da un procedimento di affidamento in cui erano emersi gravi episodi di violenza domestica perpetrati dal padre nei confronti della madre. A fronte di tali risultanze, il giudice di merito aveva escluso la possibilità di incontri liberi tra padre e figlia, disponendo che la frequentazione avvenisse esclusivamente in modalità protetta, alla presenza degli operatori dei servizi specialistici. Il padre aveva proposto ricorso in Cassazione, lamentando una lesione del proprio diritto alla bigenitorialità e richiedendo un ampliamento del diritto di visita.
Con l’ordinanza n. 3290/2026, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità della decisione dei giudici di merito e sancendo alcuni punti fermi:
- La bigenitorialità non è un diritto assoluto: il principio di bigenitorialità non va inteso come una prerogativa astratta o un diritto incondizionato del genitore, ma deve essere sempre interpretato e declinato alla luce dell’interesse preminente e superiore del minore.
- La legittimità delle misure limitative: in presenza di condotte violente o potenzialmente pregiudizievoli, l’autorità giudiziaria ha il pieno potere — e il dovere — di adottare misure modulatrici dei rapporti genitoriali per evitare che il minore sia esposto a dinamiche traumatiche, manipolatorie o di grave pressione psicologica.
Il ruolo dello Spazio Neutro: un contesto osservativo e di tutela
In questo scenario, la pronuncia della Cassazione riconosce la funzione dello Spazio Neutro che si configura come un luogo protetto e supervisionato che persegue un triplice obiettivo:
- Garantire la sicurezza e la neutralità: permettere al minore di incontrare il genitore non convivente in un ambiente privo di rischi, dove le dinamiche violente o controllanti della coppia non possano replicarsi.
- Monitoraggio della relazione: consentire agli operatori di osservare in tempo reale la qualità della relazione, intercettando tempestivamente eventuali comportamenti disfunzionali, aggressivi o manipolatori.
- Spazio di possibile evoluzione: offrire, dove ne sussistano i presupposti, un percorso di graduale e sicuro recupero del legame genitoriale, con la presenza e l’ausilio degli operatori.
L’ordinanza evidenzia come il contributo degli operatori dello Spazio Neutro e dei servizi sociali sia fondamentale per fornire al giudice gli elementi istruttori necessari a valutare, caso per caso, l’andamento della relazione e l’eventuale (ma mai scontata) transizione verso forme di visita meno restrittive.
La sicurezza del minore deve precedere la relazione
La Cassazione ha chiarito che il dispositivo degli incontri protetti non viola la bigenitorialità, ma ne rappresenta l’unica declinazione possibile e dignitosa all’interno di un quadro familiare compromesso dalla violenza.
Tuttavia, le riflessioni sollevate da questa ordinanza ci impongono di fare un passo ulteriore, che riteniamo debba guidare l’azione della magistratura e dei servizi: in presenza di severi fattori di rischio e di un pericolo attuale e concreto di reiterazione delle condotte violente da parte di un genitore, l’autorità giudiziaria dovrebbe valutare con estremo rigore l’opportunità stessa di attivare gli incontri protetti.
Il diritto alla bigenitorialità, non essendo un diritto assoluto, recede inevitabilmente di fronte al diritto fondamentale del minore all’integrità fisica e psicologica. Esporre un bambino o una bambina a un genitore maltrattante — anche all’interno di una cornice protetta — comporta comunque un carico emotivo e un potenziale di danno che va soppesato con massima prudenza. Prima ancora di chiederci come proteggere l’incontro, l’autorità giudiziaria deve chiedersi se sia concretamente e fattivamente tutelante esporre il minore a quel rischio.
La tutela della salute mentale e della sicurezza del minore rappresenta un bene primario sovraordinato, destinato a prevalere in via assoluta su qualsiasi istanza legata al diritto di visita.


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