Il 10 giugno scorso ho avuto il piacere di intervenire al Senato della Repubblica, nell’ambito di un importante convegno dedicato a uno dei temi più complessi e delicati del nostro panorama giuridico e sociale: l’ascolto delle bambine e dei bambini nelle situazioni di alta conflittualità familiare e di rifiuto genitoriale.
Al centro del mio intervento ho voluto porre il ruolo dello Spazio Neutro, intendendolo non come un mero luogo fisico di incontro, ma come un presidio metodologico volto alla tutela della relazione parentale.
In termini di risorse e criticità che rappresenta, ho evidenziato come l’efficacia di questo servizio sia strettamente subordinata alla sua capacità di porsi come parte integrante di un’ampia rete di interventi sul nucleo familiare. Ho richiamato l’importanza del fattore tempo: la tempestività dell’attivazione è una variabile determinante per evitare la cronicizzazione del rifiuto genitoriale.
Proprio la complessità intrinseca a queste situazioni ci ricorda che l’efficacia della presa in carico non può prescindere da uno sguardo multidisciplinare, interdisciplinare e costantemente coordinato. Serve una sinergia profonda tra saperi e linguaggi diversi.
Questo approccio corale ha trovato piena espressione nel panel dei relatori del convegno, che ha visto confrontarsi magistrati, avvocati, psicologi clinici e forensi e assistenti sociali. È solo attraverso questo dialogo costruttivo e una fattiva integrazione tra l’alveo giudiziario, la clinica e la tutela sociale che lo Spazio Neutro può esprimere il suo massimo potenziale, andando oltre il semplice adempimento formale per rappresentare reale spazio di tutela della relazione.



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