Il drammatico epilogo della vicenda di Giovanni Trame, il bambino di 9 anni ucciso a Muggia dalla madre, poco tempo dopo il passaggio da incontri protetti a non protetti, pone l’attenzione con forza su una serie di interrogativi e ripropone questioni aperte che investono anche noi, operatori di Spazio Neutro.

Quando parliamo (in senso stretto) di incontri protetti in Spazio Neutro, spesso diamo per scontato che il percorso abbia una direzione naturale: dalla supervisione alla progressiva autonomia. Ma questa “progressione” non è affatto naturale, né automatica. È un atto tecnico, collegiale, e soprattutto un atto di responsabilità estrema.
In presenza di fattori di rischio, pregiudizio o pericolosità (come nel caso di Giovanni), ogni decisione di allentare la protezione ha un peso enorme. Un peso che non può essere sostenuto da intuizioni, sensazioni o valutazioni non strutturate.
Eppure, troppo spesso, proprio questo accade.
Per quanto lo Spazio Neutro sia (e debba essere) un luogo professionalizzato, metodologicamente orientato e dotato di operatori formati, restano alcuni nodi da sviluppare:
– con quali strumenti valutiamo se un incontro può dirsi “andato bene”?
– con quali strumenti valutiamo se un percorso può dirsi pronto per un passaggio a minori livelli di tutela?
Una cosa è osservare la qualità della relazione nel “qui e ora”, all’interno di un setting, per un certo segmento temporale. Altra cosa è stimare il rischio che quella relazione, fuori da quello spazio e da quel contenimento, possa diventare destabilizzante, disorganizzante o addirittura pericolosa.
Per questo ritengo necessario che Spazio Neutro e Servizi Sociali si dotino di uno strumento scientifico condiviso che li supporti nel rilevare indicatori di rischio e di sicurezza; monitorare l’andamento del percorso; distinguere tra compliance situazionale e reale evoluzione nelle capacità genitoriali; documentare in modo chiaro e argomentato l’idoneità (o meno) al passaggio verso modalità autonome.
Quando si parla di tutela minorile, tendiamo a pensare alla protezione solo quando il danno è già avvenuto o quando le condotte pregiudizievoli sono manifeste. Tutela significa prima di tutto prevenire, riconoscere segnali, prevedere scenari, contenere rischi prima che esplodano.
E per prevenire servono criteri, soglie, indicatori, protocolli, strumenti validati.
Senza una cornice scientifica, la valutazione del passaggio da protetto a non protetto rischia di essere una decisione soggetta a variabilità individuali, pressioni contestuali, ottimismo professionale o deleghe implicite.
Serve uno strumento strutturato, condiviso e scientificamente fondato, che guidi la lettura dei percorsi in Spazio Neutro e supporti i servizi sociali e i vari professionisti coinvolti a vario titolo nel prendere decisioni ad alto impatto sulla sicurezza dei bambini.
In questa direzione va il mio impegno.


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